VORREI LAVORARE ALL’ESTERO MA COME FACCIO?

10 dicembre 2016 Pubblicato da Redazione

x

 

“Non riesco veramente a capire come un giovane, ma anche uno meno giovane, possa affidare la propria soddisfazione alle remote possibilità che l’azienda  per cui lavora gli possa offrire in futuro, tenendo conto che la soddisfazione professionale incide molto sulla felicità in generale”.  Quando ho letto con attenzione queste parole mi si è aperto un mondo e ho cominciato a riflettere su quante persone in questo momento della loro vita si trovano nella medesima situazione.

Non mi capita spesso di scambiare parole con le persone in metro, lavoro a Milano e come tanti italiani mi reco a lavorare ogni mattina e ” faccio il mio dovere”. Sposato con una famiglia cerco di fare del mio meglio, cercando di dare valore aggiunto alla qualità del mio lavoro. Confrontandomi con colleghi alla macchina del caffè, si parla spesso di andare a lavorare all’estero.

lavorare all'esteroCome di frequente accade in Italia alle parole non seguono i fatti e questo è un problema di tipo culturale. Noi italiani siamo per tradizione esterofili, con nostalgia guardiamo al di là del nostro ” piccolo orticello”, sperando di vedere all’orizzonte opportunità di vita migliori e prospettive professionali più stimolanti.

Questo è il primo errore che commettiamo, parlare di lavorare all’estero non vuol dire nulla, è una frase vuota, priva di contenuti. Per cambiare la propria vita è necessario per prima cosa fare un lavoro su se stessi!

VOGLIO VERAMENTE LAVORARE ALL’ESTERO?

La capacità di mettersi in discussione, di analizzare con molta attenzione la propria vita, dove siamo arrivati nel nostro percorso professionale e dove vogliamo andare è molto importante. Molte persone hanno magari iniziato a lavorare circa 25/30 anni fa, quando il mercato era completamente diverso.

Si presentavano domande direttamente nella aziende, il mercato del lavoro era semplice e lineare. Nel frattempo le cose sono completamente cambiate, i meccanismi che governano il mercato del lavoro attuale sono più complessi e spesso nel nostro paese il vincolo dell’età è un ostacolo insormontabile. Per questo motivo si comincia a fantasticare su opportunità di lavoro  all’estero ma la domanda vera è siamo pronti per fare questa scelta?

Lavorare su se stessi, facendo il punto della situazione, cercando di capire cosa vorremmo fare e cominciare a guardarsi intorno è il passo fondamentale. Per fare questa scelta nessuno ci può aiutare, siamo fondamentalmente soli con noi stessi. Si tratta di guardare dove siamo arrivati e dove vorremmo andare.

 

QUALI SONO LE TUE COMPETENZE? COSAI SAI FARE? HAI UN PROGETTO?

Alla soglia dei 42 anni ho capito una cosa molto importante, voler cambiare in meglio la propria vita richiede uno sforzo personale, non esistono scorciatoie, strade facili, persone che ci possano sostenere in questo percorso. Certo ne possiamo parlare con gli amici, confrontarci con i familiari, sperando magari di ricevere dei buoni consigli. Il più delle volte è la strada sbagliata, come puoi confrontarti con persone che hanno vissuto un mondo diverso dal tuo se parliamo dei tuoi genitori, una situazione economica che non era quella di oggi in un mondo che non era globalizzato?

I tuoi amici al contrario di te magari sono soddisfatti del proprio lavoro, della propria situazione economica, del punto in cui sono arrivati. Magari quello non proprio soddisfatto sei tu, tu sei quello che vorrebbe cambiare in meglio la propria vita.

Il problema è proprio questo, la decisione di cambiare completamente stile di vita, paese, lavoro, non è una scelta che puoi delegare ad altre persone ma un lavoro che devi fare con te stesso. Proprio per questo motivo si procede solitamente al contrario facendo delle ricerche su Google e guardando i vari annunci di lavoro.

Sbagliato, siete fuori strada, il lavoro da fare non è questo ma è l’esatto opposto. Lavorate magari come dipendenti in un grande azienda o di medie dimensioni, avete acquisito un proprio ” portafoglio di conoscenze”, sapete magari utilizzare dei software, avete rapporti con molte persone. La prima domanda che vi dovete fare è la seguente:

  • Quale lavoro svolgo?

Sulla base di questa prima riflessione ne nascono poi altre che sono la diretta conseguenza:

  • Quali competenze possiedo?
  • Quali software so usare bene?
  • Conosco le lingue, se si quali?

Alcuni di voi potrebbero anche leggere questa parte dell’articolo e rispondere:” Ma io so il lavoro che svolgo, so con quali persone lavoro, perchè dovrei fare una riflessione del genere?”.  Svolgere una mansione, non vuol dire saper esporre nella maniera più chiara possibile a un selezionatore che ci ascolta il proprio lavoro.

Un aspetto fondamentale nel momento in cui magari abbiamo spedito un curriculum e siamo stati contattati per sostenere un colloquio di lavoro. Saper esporre in maniera corretta e semplice le nostre mansioni di lavoro, saper rispondere nella maniera più corretta possibile a un selezionatore sono aspetti fondamentali nella ricerca di un lavoro all’estero.

La differenza tra un colloquio avvertito come positivo dal nostro selezionatore e uno negativo dipende dalla nostra preparazione iniziale. Davanti a noi c’è una persona che si basa sul nostro curriculum, su com’è stato impostato in maniera grafica, su quanto è chiaro. Un aspetto che viene spesso sottovalutato dalle persone che da molti anni non hanno più sostenuto colloqui di lavoro.

DOPO L’ANALISI DELLE COMPETENZE ARRIVA L’ANALISI DEL PAESE PIU’ ADATTO!

Altro errore che si tende a fare è quello del paese in cui si pensa potremmo spendere meglio le competenze che abbiamo. Tendiamo da buoni italiani a fare una scelta di tipo emotivo. Altro errore, non si sceglie un paese sulla base del clima e della simpatia delle persone ma dopo aver analizzato le competenze che si possiedono, si deve cercare il paese più adatto nel quale poterle spendere.

Infatti ogni nazione, ogni paese possiede un suo tessuto di aziende, un settore economico nel quale le possibilità di lavoro sono tante e settori magari invece dove le ricerche sono maggiormente settoriali e più attente al curriculum professionale del candidato. In base a queste considerazioni, dobbiamo muoverci in maniera diversa.

Cambiare spesso scatena insicurezza, ci rende tesi, siamo pronti?

Cambiare spesso fa paura, ci rende insicuri anche quando ci rendiamo conto che è la strada più giusta. Si tratta di lasciare quello che conosciamo per una strada completamente nuova che ci potrebbe portare dei vantaggi. Nulla è certo e sicuro, per questo motivo spesso molte persone rinunciano.

Stefano PierGiovanni è un italiano che ha fatto la scelta, ha lasciato quello che sapeva per affrontare una nuova e stimolante esperienza.  Nel suo libro ” Come ho affrontato il trasferimento all’estero” parla di questi aspetti. Una guida semplice, immediata e intuitiva che è utile per tutti quelli che sono pronti a cambiare!

https://www.amazon.it/dp/B01910YTPG

 

 

 

x

 

x

 

 

 

x

 

 

Comments are closed.



         

Advertise Here

 

 

 

 

 

Advertise Here

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la navigazione. Utilizzando il sito accetti l'utilizzo dei Cookie      Ulteriori informazioni