Primo maggio, festa dei lavoratori?

01 maggio 2017 Pubblicato da Redazione

 

Oggi è la festa dei lavoratori?

Se ne parla spesso e non sempre nel modo più giusto, come redazione di infojobmagazine oggi ci poniamo una domanda molto importante che spesso evitiamo di affrontare: oggi è la festa dei lavoratori?

In un mondo che cambia, in un sistema come quello italiano che sta cambiando profondamente il modo di vedere il lavoro e chi lo porta avanti ha ancora senso portare una festa come quella del primo maggio? Nata per celebrare le lotte di tutte quelle persone che nel corso del tempo sono riusciti a ottenere delle tutele e a modificare il modo in cui i rapporti di lavoro erano concepiti.

festa dei lavoratoriParte di quelle regole e di quelle tutele nel mondo di oggi non ci sono più o per meglio dire il mercato del lavoro è completamente cambiato. I sistemi economici puntano oggi a cercare di ridurre sempre di più i costi sacrificando magari anche una serie di tutele sociali che in precedenza erano considerate inviolabili.

Il mondo cambia e con esso anche il modo di concepire e percepire i rapporti di lavoro tra il titolare dell’azienda e i suoi dipendenti. In passato si è spesso detto che era necessario fare una riforma molto seria del mondo del lavoro. Il governo Renzi ha cercato in questo senso di dare una risposta a delle richieste.

Le aziende chiedevano e chiedono anche oggi elasticità, meno regole, meno tutele, perchè in un mercato del lavoro così incerto e pieno di contraddizioni come quello attale, non è sempre possibile mantenere determinati tipi di tutele.

Forse in parte è vero e in questo senso si è cercato di dare una risposta con il famoso jobs act, resta il fatto però che non si possono solo ridurre le tutele a favore dei lavoratori per cercare di stimolare le assunzioni.

Il mercato del lavoro italiano non è solo “ingessato” da un sistema di troppe regole, il mercato del lavoro italiano è anche “ingessato” da un sistema di credo e valori completamente sbagliato.

Se una persona deve lavorare fino a 65 anni o fino a 67, deve avere la possibilità di riuscire a reinserirsi nel tessuto produttivo di un paese. Gli esodati sono un chiaro esempio di come in Italia si cerchino ancora soluzioni “tampone” a problemi che ci portiamo dietro da una vita.

Per questo motivo vogliamo oggi parlare di un problema per il quale ancora non si è fatto nulla.

Festa dei lavoratori o riforma ancora da fare?

I cambiamenti si fanno partendo dalla cultura di un paese, esiste un sistema quello italiano che ancora oggi è viziato da processi culturali completamente sbagliati. Troppa esperienza, poca esperienza, ha la laurea, non voglio uno con il diploma, poi come spesso accade la famosa segnalazione (chiamata in tanti film la raccomandazione) apre magicamente le porte a qualsiasi tipo di lavoro.

Questo sistema non funziona ed è una realtà che è sotto gli occhi di tutti, per questo motivo prima di parlare di riforme del mercato del lavoro forse sarebbe più opportuno parlare di cambio di mentalità.

Da una parte le imprese dovrebbero percepire il lavoratore come risorsa e non solo come un semplice costo, se un’azienda vuole rilanciarsi in un mercato e cercare di essere competitiva, ha bisogno per prima cosa di dipendenti motivati e preparati che la possano aiutare.

Dall’altra i lavoratori non devono considerare l’azienda solo come il luogo in cui si va per “portare a casa” uno stipendio. La domanda vera da porsi è a che punto siamo? Quanto la cultura aziendale è matura e sensibile da questo punto di vista?

Quanto la cultura dei lavoratori è matura per considerare l’azienda come un qualcosa di proprio, un bene tramite il quale vivono, tradotto se le cose vanno bene il clima è più sereno per tutti.

In questo senso nessuno dei governi che nel corso del tempo hanno “tentato” di fare riforme in tal senso, sono riusciti veramente a creare i presupposti per un cambiamento vero.

Ci si è limitati a fare delle riforme che cercassero di “regolare” da un punto di vista normativo le storture che il mercato del lavoro presenta.

Non è sbagliato ma non basta, i cambiamenti veri non si fanno solo a livello normativo, se la cultura di un paese è sbagliata in senso lavorativo, bisogna intervenire anche su questo

Il fattore fondamentale per portare i cambiamenti veri è sempre questo, se cambia la cultura sbagliata di un paese allora si può parlare di riforma vera.

La politica come sempre ” pecca di coraggio”, cerca delle soluzioni tampone che soddisfano tutte le parti senza da questo punto di vista, fare riforme profonde e strutturali che siano in grado di dare una risposta vera.

Se parlate in strada con le persone, sia quelle che lavorano che quelle che lo stanno cercando vi verranno sempre date le solite risposte.

Troppo tempo per cercare lavoro, troppo tempo per trovarne un altro, vanno avanti solo i raccomandati. Ad oggi non siamo in grado di dirvi se questo modo di pensare corrisponda al vero, sicuramente una parte di verità c’è, poi dall’altra ci sono gli imprenditori che magari cercano determinate professionalità e non riescono a trovarle.

La realtà del lavoro italiano è molto complessa, problemi di vario genere, inefficienze varie, storture, problemi di carattere culturale non si risolvono certo in due giorni, bisogna però provare a farlo.

Non lo possono certo fare i lavoratori che si trovano ogni giorno a fare i conti con il “fine mese”, stretti da vari problemi, dall’insicurezza del mercato del lavoro, dalla scarsa capacità spesso delle aziende di reagire alle difficoltà dei mercati.

I fattori in gioco sono tanti, per questo motivo è inutile parlare di riforme strutturali come quella del jobs act. Parliamo di una modifica al sistema attuale che ha solo “scalfito” la superficie di un problema molto grande e mai risolto.

Il paese applica delle politiche contradditorie, da una parte dice che l’attuale sistema del mondo del lavoro non è in grado di dare sicurezze e occorre in questo senso fare delle riforme.

Dall’altra sposta l’età pensionabile per un problema di deficit.

Il problema è per le persone che vivono questo sistema contradditorio. Hanno magari 30/40 anni e stanno lavorando.  Sono preoccupati dalle riforme perchè si rendono conto che il sistema non tutela più il lavoro.

La riforma vera è legata ai meccanismi di reinserimento nel mercato del lavoro. Formazione, percorsi di riqualificazione del lavoratore, strutture maggiormente elastiche e aziende pronte ad accogliere in azienda anche persone con una certa esperienza sono la chiave vera per cambiare il paese.

Ad oggi non sappiamo quanto siamo ancora lontani da questi obiettivi, per questo motivo come redazione di infojobmagazine non ci sentiamo di augurarvi buona festa del lavoro ma speriamo invece che queste mancanze vengano in futuro affrontate.

 

 

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