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NOVITA’ JOBS ACT: E QUINDI?

20 aprile 2017 Pubblicato da Redazione

 

NOVITA’ JOBS ACT: COSA E’ CAMBIATO?

Ai tempi della sua uscita se n’è parlato tanto, un vero e proprio cavallo di battaglia del governo Renzi dell’epoca. In un contesto di grande precarietà in termini di lavoro si è detto:” rendiamo più elastica l’interruzione del rapporto di lavoro”.

novità jobs actDifficile fare una valutazione senza sapere bene quali sono le novità jobs act. Per prima cosa sarebbe utile ascoltare persone che magari sono state assunte con il jobs act. Capire come si trovano, quali sono le loro attuali condizioni di lavoro e soprattutto se sono tutelati a sufficienza rispetto al vecchio articolo 18.

Il ragionamento dal quale sono partiti i tecnici del governo Renzi è collegato alla rigidità del mercato del lavoro italiano. Troppo difficile interrompere un rapporto di lavoro, troppo complesso modificare le condizioni contrattuali di una persona, troppo difficile spostarla di mansione perchè è in atto una riorganizzazione di carattere aziendale.

NOVITA’ JOBS ACT: DOVE STIAMO ANDANDO?

Al di là di tutto ha rappresentato una novità, per alcuni magari anche la possibilità di avere un contratto maggiormente stabile. Al di là di tutto, bisognerebbe sentire un campione scelto di persone che hanno “beneficiato” di questa tipologia contrattuale e capire in che direzione la riforma è andata; nel bene e nel male.

Quando viene fatta una riforma del mercato del lavoro non tutti utilizzano lo strumento come dovrebbero. In base ai problemi, alle segnalazioni e alle cause legali che magari vengono successivamente intentate, il legislatore modifica il proprio modo di legiferare.

Personalmente non vogliamo dare un giudizio negativo di uno strumento che magari ha consentito ad una parte dei lavoratori italiani di essere magari assunti in maniera più stabile.

La riflessione come redazione che spesso facciamo è legata alla capacità delle persone di ricollocarsi. Certo rendere più flessibile il mercato del lavoro serve anche all’azienda che magari presenta un processo di ristrutturazione in atto e deve operare dei tagli o dei demansionamenti.

Tuttavia nel mercato del lavoro italiano c’è un problema di fondo che riguarda la possibilità per i lavoratori di ricollocarsi.

Inutile creare meccanismi che agevolano l’uscita del lavorare dalla propria azienda se poi non esistono meccanismi che al contrario rendono più semplice rientrare nel mercato del lavoro in tempi brevi.

La vera paura dell’italiano medio non è legata alla perdita del posto di lavoro ma ai tempi tecnici che occorrono per trovare un altro lavoro.

In questo senso c’è ancora tanto da fare, serve una cosa che spesso manca e si chiama “responsabilità sociale”. Va bene dare alle aziende strumenti che consentano alla struttura di poter snellire in caso di crisi aziendale e difficoltà nel mercato, serve però dall’altra parte un meccanismo di tutela del lavoratore e della sua possibilità di ricollocarsi.

Mentre in altri paesi la ricerca di un nuovo posto di lavoro passa attraverso sistemi snelli e maggiormente efficaci, in Italia il problema resta sempre quello.

Passa troppo tempo dal momento in cui si perde il lavoro a quando se ne trova un altro.

Se il jobs act è servito a invertire questo trend molto negativo ben venga ma al momento non abbiamo evidenze in tal senso.

Il decreto 81/2015 ha introdotto delle novità sostanziali e specifiche per quanto concerne il demansionamento. Questa sera cerchiamo di approfondire insieme questa tematica che riguarda molte persone.

La disciplina è cambiata e in base a questo articolo le aziende possono, senza necessariamente consultare il lavoratore, in tutti quei casi in cui intervengono modifiche agli ” assetti organizzativi dell’azienda”, modificare le mansioni del lavoratore e assegnarli incarichi di minore responsabilità.

Ci sono alcune regole specifiche che vanno rispettate in caso di demansionamento. Il livello di inquadramento non può essere modificato, non può essere modificata la retribuzione.

Esistono però delle eccezioni come ad esempio i Contratti Collettivi Nazionali e la contrattazione di secondo livello.  In questi casi esiste la possibilità di demansionare il lavoratore in deroga a questo decreto.

Sempre in questi casi è prevista anche la possibilità di poter modificare la retribuzione dello stesso.

In tempi complessi come questi, dove il lavoro è difficile da mantenere e  da gestire il tema del demansionamento è attuale e tocca tutte quelle persone, quadri e non anche in azienda hanno conquistato nel corso del tempo una determinata posizione.

In un mondo come quello attuale che possiamo definire “liquido” dove certezze e sicurezze fanno parte del passato, il tema del demansionamento tocca molte persone.

Vale sempre una regola determinata dal buon senso: meglio un demansionamento di un licenziamento.

Tuttavia è importante conoscere e essere informati sulle regole del mercato del lavoro. La conoscenza consente alle persone di utilizzare nel modo giusto gli strumenti che abbiamo a disposizione.

 

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